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Tunnel Alviani: l’eccellenza dell’opera

Nel 1995 Getullio Alviani, considerato uno dei principali esponenti dell’arte astratta e cinetica in Italia, partecipa alla rassegna FuoriUso realizzando all’Aurum un Tunnel che prende il suo nome.
Si tratta di un’opera­ ambiente che, nel percorso da un’estremità all’altra che il suo spazio delinea, mette in scena una dinamica di trasformazione, giocando sul capovolgimento e l’inversione, sul ribaltamento e l’intersezione dei contrari, qui tradotti in un netto bianco e nero di linee­forza, di memoria futurista non solo per il soggetto modernista del tunnel e della luce, ma per l’idea di “arte totale“ che la ricerca ottico­cinetica di Alviani sviluppa con rigore dall’inizio degli anni Sessanta.
La ricerca dell’Optical Art, di cui Alviani è uno dei maggiori esponenti, vuole provocare principalmente le illusioni ottiche, tipicamente di movimento, attraverso l’accostamento opportuno di particolari soggetti astratti o sfruttando il colore.
Si tratta di una corrente artistica che viene spesso inclusa nel più grande movimento dell’arte cinetica, della quale approfondisce l’esame dell’illusione bidimensionale.
Così il Tunnel crea le sue illusioni attraverso un’arte essenzialmente grafica, la superficie cromodinamica, basata su una rigorosa definizione del metodo operativo. L’artista riesce ad ottenere, attraverso linee collocate in griglie modulari e strutturali diverse, effetti che inducono uno stato di instabilità percettiva. Si vuole, in tal modo, stimolare il coinvolgimento dell’osservatore, creando un’interazione tra pubblico e opera di carattere non solo mentale, ma anche fisico e di scoperta.
Chi, come Getullio Alviani, faceva parte del gruppo Nuove Tendenze lavorava con un approccio senz’altro più vicino, per metodo di ricerca, alla scienza applicando all’arte visiva, l’arte esatta, l’arte di ricerca, o meglio l’arte della percezione principi matematici, scientifici, comportamentali e politici. Allo stesso modo il gruppo, con senso etico, assumeva comportamenti altrettanto rigorosi.
Forse proprio il “non culto della personalità, a cui veniva preferito l’anonimato ed il non protagonismo” hanno portato l’artista a realizzare il tunnel in una posizione oggettivamente poco visibile dell’Aurum. Ed è ancora oggi così, dopo il suo restauro e la sua nuova vocazione di Fabbrica delle idee.
Forse l’artista voleva spingere lo spettatore a scoprire l’opera per allontanarsi dal metodo del mondo contemporaneo che, per Getullio Alviani, “preclude quasi sempre all’uomo di conoscere”. Per cinetico si intende infatti anche il movimento delle persone e delle idee necessari entrambi per cogliere tutte le sfumature di questo Tunnel: un’opera visiva realizzata in modo che cambi a seconda del punto di vista da cui è guardata, allo spostarsi dello spettatore cambia l’inclinazione della luce sull’opera. L’infinità dei punti di vista delle opere cinetiche abbraccia, quindi, dentro sé ogni problematica.